Dove nascono i sogni?

Ragnar Kvam è uno dei più famosi velisti norvegesi. Di punto in bianco, dopo aver fatto il giornalista per il Dagbladet, ha deciso di mollare tutto e tornare a casa, in mare. Sì perchè alla domanda di rito, cosa significa per te il mare, la sua risposta è stata: il mare per me è casa. Sentirsi a casa denota un legame ancora più intimo del sentirlo come parte vitale, necessaria di se. Sentirsi a casa significa che è anche il luogo in cui ti senti al sicuro, a posto con te stesso e il mondo. Ragnar ricerca l’orizzonte che, dice, se sai guardarlo, sarà sempre diverso, non ci sarà un onda, o una nuvola, uguale all’altra. Vivere intensamente la relazione con le forze della natura, per poi avere il piacere di tornare a terra, dagli affetti, sapendo che la tua vera casa ti aspetta. 

Ha tradotto questa sua esperienza in libri, alcuni autobiografici, altri biografie di grandi esploratori, persone che, come lui, avevano inseguito un sogno.

Da dove nascono i sogni come questi? Che cosa ci rende quel che siamo, che cosa ci fa sentire a casa? Quando sentiamo di essere veramente quello che siamo, il momento in cui ciò che vorremmo essere coincide con quello che siamo in quel preciso istante? Sembra una riflessione banale, ma in realtà, guardando qualunque risposta ci sia venuta in mente, scopriremo che è una risposta che ne sottende tante altre. Io ho sto bene quando navigo, ok, fin qui banale. Perché? Perché è il momento in cui torno alla me più antica, la dove quello che avevo immaginato, fantasticato, desiderato da piccola, si fa realtà. Ero piccola quando sono salita la prima volta in barca, un Optimist a Genova, e ricordo benissimo come anche il brivido di paura per il vento troppo forte, l’onda troppo grande, fosse inebriante. E il circolo velico, vietato ai piccoli, fumoso e misterioso, mi sembrava il portale per mille avventure. Probabilmente visto oggi, mi sembrerebbe un locale squallido, ma con gli occhi di allora era la taverna dei pirati, degli uomini di mare, degli avventurieri. C’era un mondo da scoprire, partendo proprio da lì.

Penso alle chiacchierate con amici e il potere dei sogni, alimentati dai libri di avventura dei quali siamo stati famelici consumatori sin da piccoli, dalle scorribande intorno a casa e dalle fantasie ad occhi aperti che a stento si distinguevano dalla realtà. Nei racconti non manca un adulto di riferimento della nostra infanzia a fare la differenza: nonni e genitori per i pescatori, il nonno con cui Ragnar ha imparato a condurre la barca e cominciato a sognare, l’illustre prozio per Petter esploratore nel sangue, ma soprattutto nomade del mare grazie al padre comandante di navi che, quando poteva, portava con se la famiglia, ovunque, come per Andrea, un altro velista che ha finalmente scelto di salpare per ritrovare il sentirsi a casa. L’incontro con i libri, romanzi e i racconti in prima persona degli esploratori sono responsabili della definizione e del significato della parola ‘avventura’ per Massimo. La mia fantasia è stata alimentata da piccolissima dalle storie di mio padre, dai libri e da una maestra che mi ha insegnato ad esplorare il mondo sapendo gioire per le piccole cose. 

Ora tocca a noi ispirare le vite dei futuri esploratori, sapendo che, una volta provata, l’avventura crea dipendenza.