La realtà del Viaggio

Una delle cose che si imparano durante i corsi di vela, in particolare quelli della patente nautica, è che quando esci in mare abbandoni la certezza della terraferma per abbracciare l’incertezza del mare. Devi essere pronto al rapido cambio delle condizioni ambientali: vento, moto ondoso e copertura nuvolosa raramente sono stabili. Per questo devi aver programmato nel dettaglio soprattutto le fasi di uscita ed entrata dai porti e l’atterraggio.

Se questo postulato è vero, stiamo facendo un viaggio in mare. 

Nel preparare questo viaggio sulle mappe, la rotta era chiara, i piani B e C studiati, la durata del viaggio stimata intorno ai tre giorni, ora più ora meno. 

Morale, siamo in viaggio da cinque giorni e abbiamo ancora 400 km davanti a noi.

Non è abbandonare la terraferma, ma il tornare in natura, alle sue regole, ai suoi comandamenti che richiede contemplare l’incertezza come compagno di viaggio.

La deviazione imposta dal ‘rimbalzo’ svedese ci porta a Stanvenger e la via più veloce per raggiungere la nostra meta, Bodo, ci suggeriscono, è quella che passa da Oslo, una deviazione di 557 km. Siamo preoccupati dei tempi per via della quarantena Covid che siamo obbligati a fare all’indirizzo fornito al momento della registrazione per l’entrata in Norvegia, siamo obbligati a raggiungerlo il più velocemente possibile, possibilmente senza usare mezzi pubblici.

Questa parte del viaggio è a Sud della Norvegia e racconta di rocce antichissime modellate dal ghiaccio e dal vento, passa dall’aspetto brullo e maestoso di un nostro passo alpino alle morbide colline punteggiate da cascine colorate. Salendo verso Lillehammer il meteo, che fino ad ora era stato cupo, ma clemente, cambia. Nevica. Laghi ghiacciati. Strade via via più innevate, il vento sempre più teso. 

Il passo che dovevamo percorrere viene chiuso per vento e ghiaccio. Deviamo. Devieremo ancora parecchie volte, ma verremo anche premiati per aver osato deviare.

Queste condizioni confesso mi mettono ansia, passo da momenti di paura pura, guidando tra i camion che sfrecciano a 90 km all’ora, qualunque siano le condizioni del manto stradale, a momenti di euforia quando vengo sorpresa da un nuovo panorama dietro un tornante.

Saper essere insicuri, fidarsi del proprio istinto, adattarsi alle diverse condizioni con la consapevolezza che ci si sentirà comunque inadeguati fintanto che non avremo la difficoltà alle nostre spalle. E poi, quando ti trovi ad entrare nel Circolo polare artico, in inverno, con la tua macchina, per andare ancora avanti, addirittura navigare a vela, avere la consapevolezza della propria follia. Lascio che questo luogo tormentato dal vento, come gli altri che stiamo attraversando, mi parlino, risveglino quelle emozioni che mi aiuteranno a mettermi in relazione con i norvegesi e il loro senso del mare, del vento, della luce. 

Dal vostro Bilbo Baggins è tutto per oggi. 

StudioPAN

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