Ma chi te lo fa fare?

Il famoso lunedì è arrivato. Mi sento come Bilbo Baggins che, dopo aver sognato per una vita l’avventura, finalmente ci si butta, consapevole di tutti i suoi limiti, in compagnia di chi dell’avventura ha fatto la sua ragione di vita.

Emozione alle stelle. Si parte per davvero.

Il primo confine che attraversiamo è quello con la Svizzera, quello familiare che ho attraversato tante volte per lavoro e per L escursioni nelle meravigliose montagne del Ticino. La coda dei frontalieri, lo sguardo e il cenno annoiato dei doganieri di passare. 

Autostrada davanti a noi da qui fino al confine con la Danimarca. L’attesa, l’eccitazione ansiosa dell’incertezza di quello che ci attende ai prossimi confini, forti del fatto di aver studiato la situazione e avere test e documenti in ordine.

Attraversato il Gottardo nevica e il paesaggio comincia a raccontare di un uso diverso del territorio, nuove architetture, nuove atmosfere. Il paesaggio montano cede il passo a quello  più dolce lungo il Lago dei Quattro Cantoni e mano a mano che ci avviciniamo a Basel. Ecco il confine con la Germania. Traffico quasi esclusivamente di camion, niente controlli in dogana solo qualche auto della polizia. Un messaggio ci da il benvenuto e ci ricorda che oltre al test, di cui siamo muniti, avremmo dovuto registrarci a meno di non essere in transito, con un numero vincolante di ore che possiamo trascorrere in territorio teutonico. Così devo accontentarmi di questa bella autostrada che sale e scende snodandosi tra colline boscose, vedere scorrere mille angoli stupendi, paesini incastonati nel verde appena accentato di questa primavera, il variare della forma dei tetti e dei campanili. Ah, che voglia di fermarsi ad esplorare, fotografare, curiosare, ma no, il Bianconiglio ci mette fretta ‘Presto, presto, che è tardi’! E così approfitto dei tratti in cui non ci sono né limiti né lavori in corso, per dare libero sfogo al mio amore per la velocità, il traffico è praticamente inesistente, quasi solo mezzi pesanti. L’arrivo, finalmente, in una graziosa Gasthouse accolti con tutte le complicazioni del caso, ma che con ‘gedult und humor’ (pazienza ed umorismo), come dice la proprietaria, superiamo con facilità.

Il senso di spaesamento a cui ambivo e che per tutti i 1200 km percorsi è stato sostituito da un’euforia crescente, mi coglie impreparata quando leggo un commento di un caro amico al post appena pubblicato su Facebook, in poche parole ‘Ma ti sembra il caso, ma chi te lo fa fare?’. A prescindere da quello che lui voleva dire, io ci leggo un rimprovero. Chi me lo fa fare? Il viaggio, che in un primo momento doveva essere un’esplorazione in barca a vela dei Mari del Nord, era già diventato una specie di ricerca personale sul rapporto tra i norvegesi con la natura e il mare ed ora si è trasformato in un road trip complicato dalla pandemia. Chi me lo fa fare? La vita che è qui ed ora, il desiderio di vedere come è la realtà, al di là del racconto ufficiale dei telegiornali e della politica, toccare con mano, vedere trasformarsi in realtà le mappe così a lungo studiate. Il tempo di agire è ora, non posso più procrastinare, in sicurezza, ma c’è una storia da vivere e raccontare.

StudioPAN

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