Scelte

Quando si viaggia, come nella vita, arriva un momento in cui si deve scegliere di aprire la porta e uscire. Non sempre il primo passo è facile, si è presi da dubbi, si lascia un luogo, anche solo temporaneamente familiare, per una promessa, una speranza, un desiderio. 

Nella vita, per quanto si sia sognato un viaggio importante o un cambiamento forte (un lavoro, una relazione, una città), il primo passo è quello più difficile, è il segno di una rottura con il passato, un punto cospicuo tra un prima e un dopo. E scegliere di mettere delle cesure nella propria storia non è sempre facile, per motivi diversi naturalmente a seconda della situazione. Partire per questo viaggio, per esempio, ha comportato una serie di conseguenze sul piano personale e lavorativo che, per quanto previste e gestite, hanno richiesto grande determinazione. Un forte desiderio di cesura, di un prima e un dopo, di agire, osare ed uscire dalla mia zona di comfort.

Non sempre si avverte il bisogno di partire, ma semplicemente si deve.

Qualche giorno fa abbiamo dovuto lasciare un porto fino ad ora sicuro, sulla base di una previsione meteo: uragano in arrivo, ossia vento superiore a 60 nodi, circa 120 km all’ora.

Dobbiamo levare gli ormeggi e salpare. 

In mare, con il moto ondoso e il vento crescenti, confidi nelle previsioni meteo e nei due giorni relativamente tranquilli promessi e nella conseguente pianificazione della navigazione per arrivare in quel porto che offre il giusto riparo per i venti attesi. Il vento cresce e, quando arriviamo ad Harstad, le raffiche raggiungono presto i 54 nodi di vento. Nel porto di partenza, Tørnholmen, superano i 70 nodi, nessuno dei pescatori con cui abbiamo condiviso l’ormeggio è uscito. 

Tørnholmen era il posto confortevole da cui è difficile staccarsi, la barca ormeggiata al molo, i pescatori sono in porto, gli amici hanno ci hanno aperto la loro casa, coccolati con cibo, chiacchiere e lavori condivisi. Fare un salto nel buio sapendo che fuori farà brutto, non è stato così facile, ma restare sarebbe diventato pericoloso.

Saper scegliere tra partire e restare a volte può fare una grande differenza, e riconosco che spesso quelle che mi hanno causato maggior frustrazione, sono quelle in cui ho dovuto imparare che si deve saper rinunciare, saper aspettare condizioni migliori, saper gestire la propria impazienza. Penso a questo quando sentiamo che, nonostante le previsioni, qualcuno ha sfidato queste condizioni estreme pagandone la conseguenza più grave possibile. Un uomo è morto nel Vestfjorden. Aveva deciso di affrontare il mare, con una barca appena acquistata che quindi non conosceva. Cosa l’ha tradito, un eccesso di fiducia in se stesso, l’aver sottovalutato le previsioni meteo o le insidie del Vestfjorden inebriato dalla felicità dell’acquisto della barca, o la testardaggine nel non saper rinunciare? Qualunque sia la risposta, non posso non provare rispetto ed empatia per quest’uomo per il quale il peso di una scelta è diventato una condanna. 

StudioPAN

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