Siamo arrivati, ma è solo l’inizio

Gli ultimi chilometri sono stati quelli più tosti. Capisco il perché della chiusura del valico per vento, nelle scorse ore, ora che lo vedo. La strada è sì libera dalla neve, ma il vento, ora moderato, continua a farla danzare sull’asfalto come fosse un torrente. Scendendo verso il mare la strada torna innevata-ghiacciata e sogno le gomme chiodate dei locali. La tempesta che ci ha seguito da Lillehammer, dopo averci messo alla prova, ci ha finalmente dato il lasciapassare. Bodø e Kjerringøy, la meta definitiva del nostro viaggio in auto, sembrano un miraggio. 

Abbiamo sperimentato tutti che lo scorrere del tempo non è lineare, e un’ora può essere interminabile anche se lungo un fiordo spettacolare tra pareti ghiacciate e mare e cielo colore dell’acciaio. Nonostante la stanchezza riesco a godere di questa atmosfera meravigliosa, del traghetto che ci accoglie e degli ultimi tornanti che ci portano, finalmente, al porto dove è ormeggiata la barca di Marco. 

Per me è tutto nuovo, filmerei ogni angolo, ogni casa colorata che spicca nella neve candida, ma sento Marco fremere dalla voglia di arrivare. E poi, quasi all’improvviso eccoci, eccola Cadeau, esiste davvero, ormeggiata su un molo innevato davanti boathouses gialle e rosse, rimesse di stoccaggio del materiale nautico per i proprietari delle barche ormeggiate al molo.

Mi rendo conto di quanto sono stanca solo quando ci sediamo a tavola per cena, festeggiamo con una pasta e fagioli e nebbiolo, non riesco a tenere gli occhi aperti. 

Nonostante oggi sia stata la giornata meno impegnativa degli ultimi cinque giorni, l’euforia che mi ha accompagnato fino a qui, all’improvviso, mi abbandona per una sorta di malinconia. Sono orgogliosa di questo viaggio incredibile, di aver superato delle difficoltà oggettive e personali, tra la delusione del respingimento svedese, alla speranza di acciuffare un qualche traghetto, all’alternarsi di terrore e gioia per la tempesta e le conseguenti condizioni stradali. Mi ci vuole un pò per capire che questa tristezza nasce dall’idea che l’essere arrivati significhi la fine dell’avventura, che è ora di tornare. Il che, di per se, sarebbe una sfida ancora più grande, perché ora so quello che mi aspetta, l’incertezza cui si sostituisce la certezza. Non c’è più l’incoscienza, di cui mi sono sentita così in colpa fino ad ora. Conoscere, significa diventare consapevoli, responsabili. Fino ad ora sono stata pronta, o così mi sono detta, alle conseguenze della mia incoscienza. Infondo si è adolescenti una volta sola… ah no, anagraficamente l’avrei già superata l’adolescenza, ops! Diventare adulti significa assumersi la responsabilità delle proprie azioni, non abbandonarsi così completamente, a quello che verrà.

Ahh, il potere di una bella notte di sonno, cullati dal dondolio della barca, il suono dell’acqua sullo scafo: la sensazione negativa svanisce, in realtà, l’avventura è appena iniziata. L’adolescenza continua! Abbiamo un piano di navigazione e i preparativi per poterlo mettere in pratica sono molti, primo tra tutti… spalare la neve, mentre una signora, armata di termometro fa il bagno nelle gelide e trasparenti acque del porto: 4 gradi, ci comunica.