Un isola tutta per se

La domanda di rito che poniamo a tutti coloro che abbiamo incontrato nel nostro viaggio è stata cosa rappresenta per te il mare? E’ una domanda così semplice da rischiare di ottenere risposte banali, ma contro ogni aspettativa nessuno ha ceduto alla tentazione di dire qualcosa di scontato. D’altro canto siamo in Norvegia e le persone ci stanno sorprendendo più dei paesaggi.

Sì, hanno tutti risposto che il mare è vita, ma hanno declinato questa affermazione in modo diverso. 

Per l’esploratore dell’artico è la consapevolezza di essere vivi per la costante della presenza del pericolo imprevisto, così come dei momenti di ebbrezza di gioia, è desiderio di andare a vedere fin dove si può arrivare, c’è sempre una rotta ancora da percorrere o ripercorrere.

Per il pescatore di professione e la sua famiglia è vita fatta di arte e mestiere. Non potrebbero vivere in altro modo se non come nomadi nel loro peschereccio, con una casa a Bergen a cui tornare di tanto in tanto, ma rigorosamente vista mare, per tenerlo sott’occhio, per continuare a pescare anche quando ci si può riposare. Non concepiscono altra vita all’infuori di questa. Entrambi, marito e moglie, provengono da un isola di pescatori, da generazioni fanno questo mestiere e il figlio è a bordo per apprenderne l’arte e prendere il testimone. Dalle loro parole traspare una vera passione per ciò che fanno, nel mostrarci il loro peschereccio casa, l’attrezzatura e gli strumenti all’avanguardia, traspare orgoglio. E’ un anno difficile, la pandemia ha fatto sì che il mercato crollasse e come se non bastasse c’è poco pesce, i merluzzi sono rimasti fuori dal Vestfjorden. Questi fattori fanno si che le reti siano una attaccata all’altra e vuote, un far west lo definiscono, per sottolineare il concetto ci mostra su un monitor le sue reti geoposizionate tra un numero impressionante di reti concorrenti: ogni volta che le salpa e deve calarle subito per non perdere la posizione conquistata. E’ una vita dura, scandita dai ritmi del mare, in cui condizioni meteorologiche avverse, quelle che nessuno di noi affronterebbe di spontanea volontà, sono normali, e dove a dettare legge sono le condizioni ecologiche di questi mari e dei ‘capricci dei merluzzi’.

E poi c’è chi ha comprato un isola, per poter godere della maggior privacy possibile, scegliere chi ospitare, avere vicini a debita distanza. A dirlo sono persone tra le più ospitali che abbia avuto modo di conoscere in questo viaggio, tutto fuorché eremiti. Anzi, il loro progetto è una sorta di albergo diffuso, con piccole strutture che possano ospitare chiunque abbia voglia di ritirarsi per qualche tempo. Per loro il mare è quel giusto impedimento tra le tentazioni della terraferma, socialità e servizi, e la pace della propria isola, ma è anche un elemento naturale che esige rispetto sempre, ma qui, nelle regioni artiche ancor più che in quelle temperate. Qui, in inverno in particolare, ne va della propria vita, mi dicono allungandomi degli stivali e dei guanti da pescatore.